Nel “Documento di indirizzo per l’implementazione dell’uso di biomarcatori (citologia, doppia colorazione p16/ki67 e genotipizzazione) nello screening del carcinoma della cervice uterina nella fascia 25-64 anni”, il Gruppo di lavoro Gisci (Gruppo italiano screening del cervicocarcinoma), in accordo con l’Osservatorio nazionale screening (Ons), propone indicazioni operative ai coordinamenti regionali di screening per supportare l'implementazione della genotipizzazione estesa nei programmi di screening cervicale e l'estensione dello screening primario con test Hpv alle donne di età compresa tra 25 e 29 anni. In particolare, vengono fornite indicazioni sui protocolli di triage raccomandati dalle Linee guida italiane (Sistema nazionale linee guida - Snlg) ritenuti più appropriati per la loro applicazione in questo nuovo contesto.
L'introduzione dei biomarcatori, e in particolare della genotipizzazione Hpv, nello screening del carcinoma della cervice uterina renderà necessario rivedere le modalità di comunicazione rivolte sia alle donne sia ai professionisti sanitari, all'interno e all'esterno del percorso organizzato di screening. Il messaggio centrale che dovrà essere veicolato alla donna è la personalizzazione del percorso di screening sulla base del genotipo Hpv riscontrato nel suo esame, illustrando i vantaggi di uno screening personalizzato, basato sui biomarcatori, che calibra il percorso in funzione del rischio di progressione dell'infezione verso una lesione cervicale di alto grado.
Infine, sebbene il documento di indirizzo sia stato formulato in un contesto di raccomandazioni a condizione, in cui l’intervento da preferire può variare a seconda del contesto, va rimarcato che le linee guida italiane hanno individuato come opzioni da preferirsi, laddove tecnicamente possibile, quelle che combinano la genotipizzazione con una stratificazione in tre gruppi e un test su vetrino citologico, sia esso la citologia o la doppia colorazione p16/ki67.
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