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E il dibattito continua...

Questo si propone come uno spazio di confronto in aggiornamento, mediato della redazione del sito dell’Osservatorio nazionale screening. Potete mandare il vostro contributo all’indirizzo segreteriaons@ispro.toscana.it.
Proponiamo la riflessione di Giorgio M. Baratelli come spunto per continuare la discussione intorno ai cambiamenti che potrebbero essere adottati nei programmi di screening a partire dal loro riavvio. In particolare, l’ultimo scenario proposto, Scenario C richiama ad un discorso più ampio risk assessment che è possibile approfondire su ogni programma. 

Riflessioni e proposte organizzative
Giorgio M. Baratelli - Direttore Unità di Senologia Ospedale di Gravedona (Co); Membro Comitato Scientifico Accademia di Senologia "Umberto Veronesi"

L'emergenza sanitaria da COVID-19 ha sospeso qualsiasi tipo di screening oncologico e, tra questi, lo screening mammografico. Cosa comporta? Qualcuno ha ipotizzato terroristicamente che nei prossimi mesi, quando riprenderà lo screening, avremo un aumento di casi avanzati, meno curabili e meno guaribili. Questo non è vero, perché un ritardo di 3-4 mesi non determina un avanzamento dei tumori così pericoloso come è paventato.

Secondo me, trovare un tumore della mammella di 10 mm oggi e trovare lo stesso tumore tra 4 mesi, magari cresciuto a 11 mm, cambia poco sulla prognosi, perché la prognosi non è legata alle dimensioni ma alle caratteristiche biologiche del tumore che ne determinano l’aggressività. Occorre invece ragionare su come organizzare la ripresa degli screening. Ipotizziamo che in luglio riparta lo screening mammografico, quindi dopo 4 mesi di stop, e consideriamo due possibili scenari con un terzo scenario intermedio.

Scenario A

A luglio verranno chiamate le donne che sono state bloccate a marzo e quelle che dovevano essere chiamate a luglio subiranno lo stesso ritardo di 4 mesi e saranno chiamate a novembre; vuol dire che lo screening interrotto continuerà come prima con un ritardo di 4 mesi per tutte.

Scenario B

A luglio saranno chiamate  le donne  che dovevano essere chiamate a luglio e quindi continuano il loro screening senza ritardi; inoltre nei 4 mesi a partire da luglio (che possono diventare anche 6-8) saranno recuperate le donne sospese per il lockdown; questo comporta un aumento (raddoppio) delle prestazioni che dovranno essere organizzate con un aumento dei turni di mammografia (per ipotesi si potrebbero fare dei turni serali o festivi).

Scenario C

In caso si renda necessario operare una scelta e ipotizzare uno scenario intermedio devono essere tenute presenti due considerazioni: l’età della donna e il tipo di controllo cioè se si tratta di primo controllo (la donna entra nel programma di screening per la prima volta) oppure se si tratta di un richiamo.

Per motivi riconducibili alla diagnosi precoce del tumore della mammella e del suo impatto nel ridurre la mortalità (obiettivo principale dello screening mammografico), penso che sia più vantaggioso privilegiare le donne giovani (molte regioni hanno esteso lo screening mammografico a partire dai 45 anni) e che siano al loro primo invito.

Dal punto di vista dell’analisi dei vantaggi e svantaggi, lo scenario A è il più semplice da applicare, non ha costi aggiuntivi ed è “democratico”, perché il ritardo dovuto al lockdown per il coronavirus è subito in modo imparziale da tutte le donne; gli scenari B e C invece presentano un’organizzazione più difficile e sono gravati da un costo maggiore.

Infine vorrei sottolineare che il vero danno prodotto dalla sospensione dello screening mammografico non è stato quello di ritardare la diagnosi precoce, ma di generare la perniciosa idea nelle donne e in molti medici, che lo screening sia un qualcosa di più, una prestazione opzionale, poco importante, mentre essa è una prestazione rilevante ed essenziale, che è rientra a ragione nei livelli essenziali di assistenza (LEA) stabiliti dal Servizio Sanitario Nazionale.