Riportiamo una sintesi a cura di Francesco Venturelli, Servizio di Epidemiologia Azienda USL-IRCCS di Reggio Emilia, degli obiettivi, risultati e prospettive future del progetto CCM 2023 relativo allo screening della prostata presentati al convegno finale del progetto.
Il 10 giugno 2026 si è svolto a Firenze, presso l'Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (Ispro), il convegno finale del progetto Ccm 2023 "Valutazione della fattibilità di programmi organizzati sullo screening della prostata e loro efficacia nel ridurre l'inappropriatezza dell'uso del test del Psa nel contesto italiano, in linea con le raccomandazioni del Consiglio Europeo".
Il contesto
La Raccomandazione del Consiglio dell'Unione europea del 2022 invita gli Stati membri a valutare la fattibilità di programmi organizzati di screening del tumore della prostata. Il progetto Ccm 2023, coordinato dall'Ispro con la Regione Toscana, ha articolato tale valutazione su più linee di attività, i cui risultati sono stati presentati nel corso della giornata. L'apertura è stata dedicata al quadro europeo, con l'aggiornamento sullo studio ERSPC e sui progetti PRAISE-U e PRAISE-U+.
La diffusione del test e i percorsi attivati
Nell’ambito del progetto è stato sviluppato un modulo aggiuntivo dedicato al tumore della prostata nei questionari delle sorveglianze Passi (40-69 anni) e Passi d'Argento (70 anni e oltre), adottato nel 2025 da sette regioni e da un'azienda sanitaria del Veneto. I dati presentati documentano un ricorso al test molto diffuso in Italia. Circa la metà degli uomini di 40-69 anni ha eseguito almeno un Psa nella vita e tale proporzione supera l'80% negli ultrasettantenni. Nella maggioranza dei casi viene riferito che il test è stato eseguito a scopo preventivo, con una prima esecuzione frequente già prima dei 50 anni e una ripetizione a cadenza sostanzialmente annuale. Emergono una marcata variabilità regionale, per titolo di studio e cittadinanza. Emerge inoltre un ruolo preminente del medico di medicina generale nella proposta del test.
A questa fotografia si affianca l'analisi dei flussi sanitari correnti condotta in cinque aree del Paese (Asl Toscana Centro, Ausl Reggio Emilia, Ats Pavia, Policlinico di Bari, Asl TO5 Moncalieri), che ha ricostruito i percorsi effettivamente attivati dopo l'esecuzione del Psa, confermando una elevata diffusione del test in fasce d’età in cui non è considerato appropriato ed eterogeneità nei percorsi successivi alla positività al test.
Studi pilota ed esperienze di promozione dell’appropriatezza
Una ricognizione nazionale condotta nell’ambito del progetto ha inoltre censito gli studi pilota sullo screening della prostata, le iniziative di promozione dell'appropriatezza, gli interventi di riordino dei percorsi di diagnosi precoce e gli studi clinici pragmatici sulla sorveglianza attiva; le caratteristiche attese di uno studio pilota sono state discusse in un workshop dedicato tenutosi a Torino lo scorso aprile. Due esperienze in corso in Lombardia e a Moncalieri sono state presentate nel dettaglio, con criticità, punti di forza e lezioni apprese.
Lo Stakeholder and Users Forum
Nell’ambito del progetto è stato istituito un Forum che ha riunito 24 componenti, rappresentanti di cittadini, utenti e pazienti, clinici, esperti di sanità pubblica, comunicazione e organizzazione dei servizi e 12 facilitatori. Attraverso due round Delphi, sette riunioni plenarie e revisioni della letteratura a supporto, sono stati definiti e discussi sedici quesiti prioritari raggruppati in quattro aree: diffusione del test, modalità di reclutamento e reingegnerizzazione dei percorsi; protocollo di screening; comunicazione, formazione e co-progettazione; aspetti etici, legali, sociali e di monitoraggio. Tra gli elementi emersi sono stati riportati: la necessità di strategie di invito multimodali attente a health e digital literacy per ridurre le disuguaglianze di accesso allo screening; la necessità di integrare le fonti informative sui test già eseguiti spontaneamente per evitare inappropriatezza e inefficienza del processo; la necessità di definire il protocollo di screening più appropriato a partire dalle esperienze degli studi pilota; la standardizzazione nazionale dei percorsi di presa in carico e dei criteri di eleggibilità alla sorveglianza attiva; lo stato delle evidenze su intelligenza artificiale, digital pathology e biomarcatori nel setting di screening; la centralità di una comunicazione su benefici, rischi e incertezze che renda possibile una scelta realmente informata; il rafforzamento della governance e dei sistemi informativi; la necessità di indicatori standardizzati che coprano l'intero percorso, tengano conto della stratificazione del rischio e misurino la copertura del Psa nelle fasce d'età per cui il test non è raccomandato.
Comunicazione, formazione
Il progetto ha prodotto uno strumento comunicativo rivolto agli uomini di 50-70 anni e al personale sanitario e corsi Fad per operatori sanitari e dei centri di screening, oltre a un bilancio sociale dell'esperienza.
Prospettive
I risultati di tutti gli obiettivi del progetto Ccm saranno sintetizzati in un documento per il ministero della Salute. Il progetto Ccm 2023 ha posto le basi per una collaborazione tra gli stakeholder e gli studi pilota nazionali fondamentale per supportare una riorganizzazione dello screening del tumore della prostata evidence-based ed equo a livello nazionale. Tale collaborazione procederà anche nell’ambito del progetto europeo PRAISE-U plus.