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Introduzione

Marco Zappa, Paola Mantellini - Osservatorio Nazionale Screening

É un po' strano presentare i dati degli screening del 2018-19 nell’attuale situazione e ci pare doveroso cominciare questa breve introduzione con un accenno al presente.

Le riflessioni che hanno caratterizzato tutti i rapporti precedenti (ovverosia un lento progressivo miglioramento che non riusciva a colmare il gap fra il Centro-Nord e il Sud d’Italia) sembrano lontanissime rispetto alla cesura rappresentata dall’epidemia Covid-19. L’epidemia ha interessato ovviamente anche gli screening. Praticamente tutte le Regioni hanno bloccato le attività almeno per quanto riguarda le prestazioni di primo livello. Le ragioni sono state molteplici: impossibilità di mantenere il distanziamento per proteggere sia gli utenti che gli operatori, personale e strutture riconvertite nell’attività di monitoraggio della epidemia, limitazioni nella circolazione e nell’afflusso delle persone nei luoghi pubblici, la paura dei cittadini.

In quel frangente i programmi di screening sono diventati “attività differibili”. La maggior parte dei programmi comunque hanno continuato le attività di secondo livello per le persone che avevano avuto un test positivo.

Come Osservatorio abbiamo accompagnato sia la fase di chiusura che la fase di ripartenza con molteplici attività.  Innanzitutto abbiamo raccolto sul nostro sito tutti gli atti, le delibere e le ordinanze di chiusura delle singole Regioni. Dalla fine di aprile abbiamo ristabilito un rapporto costante con i referenti screening di tutte le Regioni e Province autonome con video conferenze ogni 3 settimane. Inoltre, abbiamo aperto una riflessione sul nostro sito sulle necessità e le proposte, le soluzioni necessarie nella nuova situazione. Ma soprattutto, d’accordo con i referenti regionali dello screening, abbiamo pubblicato un documento che ha avuto l’endorsement del Ministero, che fissava i seguenti punti:  

1) Fatto salvo particolari situazioni epidemiologiche, le Regioni e le Provincie autonome riattivino il primo livello dei programmi di screening oncologico entro i mesi di maggio e giugno 2020
2) Sia valorizzato il carattere prioritario delle prestazioni di screening nella programmazione delle attività ambulatoriali
3) Le Regioni si dotino di un Piano di rientro per l’attività di screening
4) Nel caso in cui non sia possibile coprire l’intera popolazione con i protocolli precedenti si valutino modalità di screening più efficiente (es auto-prelievo nel test Hpv)
5) Sia adottato un piano di comunicazione ad hoc
6) Vi sia un aggiornamento costante dei referenti regionale con l’Ons.

Questo documento è stato citato spesso nelle delibere che stabilivano il riavvio degli screening e sul sito abbiamo continuato a raccogliere le delibere e gli atti che definivano le modalità di riavvio dei programmi. Inoltre, è stato ricostituito il gruppo interscreening di comunicazione che ha prodotto un documento di indirizzo per l’adozione di corrette strategie comunicative di supporto sia ai coordinamenti che ai singoli programmi di screening. In questo documento si è fortemente sottolineata l’importanza dell’essere trasparenti e onesti nel comunicare sia i motivi della sospensione che gli scenari del prossimo futuro in cui si dovranno fronteggiare i ritardi nella erogazione dell’offerta di screening che l’epidemia ha determinato.

Il monitoraggio della ripartenza si è inoltre avvalso di due strumenti da somministrarsi ciclicamente: una survey organizzativa (che fra le altre cose indaga sulle modalità di invito, sul tempo dedicato a ogni singola prestazione ecc.)  e una survey quantitativa per confrontare il numero di contatti e di esami fatti nel mese in corso rispetto al periodo corrispondente dell’anno precedente. 

Al momento in cui esce il presente rapporto, 15 Regioni o Province autonome hanno già riattivato le prestazioni di primo livello dei programmi di screening.
 

Lo stato degli screening nel 2018
I dati che presentiamo nel presente rapporto si riferiscono all’attività svolta dai programmi di screening nel 2018 e ci dicono che, nonostante tutto, continuano leggeri i progressi nello sviluppo dei programmi organizzati, anche se si conferma un divario fra Centro, Nord e Sud. Questi sono i numeri assoluti considerando tutti gli screening e tutte le fasce di età: più di 14 milioni di inviti (14.393.496 quasi 350.000 inviti in più rispetto al 2017) e più di 6 milioni e 300mila test (6.336.579, cioè 50.000 test in più rispetto al 2017). Questo significa che nel 2017 fra l’80 e il 90% della popolazione italiana in età target per lo screening mammografico e per quello cervicale è stata regolarmente invitata, e più del 75% ha ricevuto l’invito allo screening colorettale.

Questo dato tendenziale di aumento è confermato anche dai dati Passi che completano, come sempre, questo rapporto. Le due fonti: survey universale Ons e intervista telefonica campionaria Passi sono metodi differenti di indagine, in linea generale la survey Ons tende a sottostimare la reale copertura dei programmi organizzati, mentre la survey Passi tende a sovrastimarla. La combinazione dei due approcci offre uno spaccato molto realistico dell’offerta di prevenzione oncologica nel Paese.

In questo contesto è interessante notare come i dati Passi mostrino un costante aumento delle persone che fanno un test a fini preventivi e tuttavia questi numeri positivi continuano a distribuirsi in maniera non omogenea su tutto il territorio nazionale.

Vediamo ora nel dettaglio come sono andati i programmi nel 2018 analizzando anche l’andamento temporale dal 2011 al 2018 della copertura degli inviti sia complessiva che suddivisa per macroaree. Per copertura degli inviti intendiamo la percentuale di persone della popolazione target annuale invitate nell’anno in questione.
 

Screening mammografico
La figura 1 riporta i dati dell’estensione effettiva (corretta per inviti inesitati ed esclusioni pre-invito) nella fascia di età 50-69 fra il 2008-2018 in Italia e nelle tre macroaree. Come si può vedere, nel 2018 si conferma il valore di copertura (84%) raggiunto nel 2017 (3.364.979 inviti). La copertura è praticamente completa nell’Italia settentrionale e centrale (riguarda più di 98 donne su 100 al Nord, di 96 su 100 al Centro), mentre al Sud si attesta ferma a 59 donne su 100.

Degno di nota è l’aumento seppur leggero rispetto al 2017 delle donne invitate sia nella fascia di età 45-49 (281.408) e 70-74 (270.713).

Figura 1
Estensione effettiva dello screening mammografico per area geografica (% di donne di età 50-69 che ricevono la lettera di invito alla popolazione target dell’anno dal 2008 al 2018)
 

Screening Colorettale
Nel 2018 sono stati invitati quasi 6 milioni di cittadini (5.939.182) di età compresa tra i 50 e i 69 anni a eseguire il test per la ricerca del sangue occulto (Sof) e 68.893 soggetti di 58 anni ad eseguire la rettosigmoidoscopia come test di screening. Inoltre sono stati invitati a eseguire il Sof altri 214.679 di età compresa fra i 70 e i 74 anni in particolare nelle Regioni Lazio e Umbria. Lo screening colorettale, infatti, prevede in quasi tutta l’Italia la ricerca del sangue occulto nelle feci, mentre il Piemonte propone la rettosigmoidoscopia una volta nella vita a 58 anni di età e la ricerca del sangue occulto per coloro che non accettano l’esame endoscopico.

La figura 2 riporta l’andamento della copertura dal 2011 al 2018 complessivamente e per le tre macroaree. A livello nazionale si è avuto un veloce incremento fino al 2015, poi la crescita è rallentata. Negli ultimi anni il Centro ha raggiunto il Nord, mentre il Sud non mostra miglioramenti significativi. Nel 2018 questi valori portano a un leggero aumento della copertura complessiva rispetto al 2017 con più di tre quarti della popolazione che risulta ora invitata regolarmente (76.7%). Si può vedere che al Nord e Centro siamo vicini alla copertura completa (97% Nord, 96% Centro).  Al Sud invece si copre solo il 44%, in lieve calo rispetto al 2017.

Figura 2
Estensione effettiva dello screening colorettale per area geografica (% di persone di età 50-69 che ricevono la lettera di invito alla popolazione target dell’anno- dal 2011 al 2018)
 

Screening cervicale
La figura 3 riporta l’andamento della copertura degli inviti per lo screening cervicale. In questo caso è evidente e omogeneo in tutte le aree l’aumento costante della copertura nel periodo preso in esame. Nel 2018, nonostante il lieve calo del numero di inviti migliora, anche se di poco, il livello di copertura (89%). Questo effetto è dovuto al fatto che sono aumentati gli inviti a test Hpv (1.499.210) e contemporaneamente diminuiti quelli a Pap test (2.453.583). Come nell’anno precedente si è tenuto conto del diverso intervallo previsto per il test Hpv (5 anni) rispetto al Pap test (3 anni).

Figura 3
Estensione effettiva dello screening cervicale (% delle donne fra 25 e 64 anni di età che ricevono la lettera di invito alla popolazione target dell’anno, dal 2011 al 2018)